alda luisa corsini

La Rai taglia il finale del Codice da Vinci. Ma la vera storia di Maria Maddalena è molto più interessante del film: la soluzione del mistero è in un dipinto di Martino da Gavardo, conservato a Brescia

La Rai taglia il finale del Codice da Vinci: il …

A sinistra, un particolare dell’Ultima Cena di Leonardo da Vinci, con San Giovanni dai lunghi capelli e dal volto efebico; al centro, il San Giovanni Evangelista di Martino da Gavardo, conservato nella Pinacoteca Tosio Martinengo di Brescia. Il confronto mostra la consuetudine di rappresentare il giovane apostolo con tratti femminei: un’iconografia che ha alimentato l’equivoco della Maddalena nel Cenacolo.

La Rai taglia il finale del Codice da Vinci. Ma la vera storia di Maria Maddalena è molto più interessante del film: la soluzione del mistero è in un dipinto di Martino da Gavardo, conservato a Brescia

Il finale del Codice da Vinci è rimasto fuori dallo schermo proprio quando Robert Langdon era arrivato alla soluzione dell’enigma. La sera del 24 agosto Rai 2 ha interrotto la trasmissione del film di Ron Howard prima della sequenza conclusiva, lasciando gli spettatori senza la risposta al grande mistero costruito attorno al Santo Graal e a Maria Maddalena. La Rai ha poi spiegato che si è trattato di un errore tecnico e si è scusata per il disservizio.

Un curioso incidente televisivo che ha riportato d’attualità il Codice da Vinci, proprio mentre torna a circolare una delle sue domande più celebri: la figura dai lunghi capelli e dal volto femmineo accanto a Cristo nell’Ultima Cena di Leonardo è davvero Maria Maddalena?

Di questa storia avevamo già parlato su Stile Arte nel novembre 2018, quando avevamo messo a confronto l’ipotesi resa celebre da Dan Brown con un’opera di Martino da Gavardo conservata nella Pinacoteca Tosio Martinengo di Brescia. Oggi, con il ritorno del Codice da Vinci in televisione e il curioso incidente che ha lasciato gli spettatori senza finale, torniamo su quella ricerca del nostro archivio: perché proprio quel dipinto bresciano offre una chiave importante per capire chi sia davvero la figura accanto a Cristo nell’Ultima Cena di Leonardo.

La risposta, però, bisogna cercarla in un codice segreto. Bisogna guardare a un dipinto di Martino da Gavardo, artista attivo nel Bresciano e oggi rappresentato nelle collezioni della Pinacoteca Tosio Martinengo di Brescia.. Qui un dipinto del primo Cinquecento offre una chiave preziosa per capire quello che Leonardo stava realmente rappresentando.

Quel volto che ha fatto discutere milioni di persone. Dopo il successo del romanzo di Dan Brown sono stati scritti fiumi di parole sulla figura che Leonardo colloca alla destra di Cristo nell’Ultima Cena.

I lunghi capelli, il volto giovane, i lineamenti delicati e l’assenza di evidenti caratteri sessuali maschili hanno alimentato l’ipotesi che non si tratti di un apostolo, ma di Maria Maddalena. Nel Codice da Vinci questa interpretazione diventa uno degli ingranaggi fondamentali della trama. Ma per la pittura del tempo quella figura non aveva nulla di misterioso. È San Giovanni evangelista.

E il motivo per cui può apparire così diverso dagli altri apostoli è semplice: Giovanni era considerato il più giovane del gruppo e veniva perciò rappresentato dagli artisti come un adolescente, con capelli morbidi e lunghi, volto imberbe e tratti efebici.
Quella che oggi può sembrarci una figura femminile era dunque un’immagine perfettamente riconoscibile per gli osservatori del Cinquecento.

La risposta è in un dipinto di Martino da Gavardo

Martino da Gavardo, San Giovanni Evangelista, 1510, olio su tavola, Pinacoteca Tosio Martinengo, Brescia. Il giovane apostolo è rappresentato con lunghi capelli e tratti efebici, secondo una consuetudine iconografica dell’epoca

A rendere particolarmente interessante questa spiegazione è un’opera di Martino da Gavardo, oggi conservata nella Pinacoteca Tosio Martinengo di Brescia.
Il pittore rappresentò San Giovanni proprio con quelle caratteristiche: capelli lunghi, volto giovanissimo, lineamenti delicati, un’apparenza che a un osservatore moderno potrebbe facilmente suggerire una figura femminile.

Martino da Gavardo, San Giovanni Evangelista, particolare. Il volto giovane e dai tratti delicati mostra l’aspetto efebico con cui la pittura del tempo poteva rappresentare Giovanni, il più giovane degli apostoli.

Ma alla base della tavola non c’è alcun enigma. Il nome dell’apostolo è scritto chiaramente: San Giovanni evangelista. È questo piccolo particolare a diventare una sorta di chiave iconografica per comprendere anche il Cenacolo di Leonardo. Il dipinto bresciano mostra infatti quanto fosse diffusa, nella pittura dell’epoca, la rappresentazione del giovane Giovanni in forma efebica. Non occorre quindi trasformare quella figura in Maria Maddalena per spiegare i suoi capelli o il suo volto. La tradizione pittorica dell’epoca offre già una spiegazione.
Il dettaglio decisivo: alla base della tavola si legge “S. IOANES EVANGELISTA”, cioè San Giovanni Evangelista. La scritta identifica senza ambiguità il giovane dai lunghi capelli e dal volto efebico rappresentato da Martino da Gavardo.

L’equivoco del Codice da Vinci
Dan Brown costruisce il proprio romanzo su una trama potentissima: Maria Maddalena avrebbe avuto un figlio da Gesù e la loro discendenza sarebbe arrivata fino ai Merovingi, la prima grande dinastia dei Franchi.
Il Santo Graal viene così interpretato come Sang real, il “sangue reale”, cioè la discendenza di Cristo. A custodire questo segreto sarebbe il misterioso Priorato di Sion, mentre una parte della Chiesa avrebbe cercato nei secoli di cancellare le tracce di questa verità. È una costruzione narrativa che ha conquistato milioni di lettori e spettatori. Ma il romanzo ha avuto anche un effetto particolare: ha trasformato un elemento della tradizione figurativa in un enigma da decifrare.

La figura di Giovanni nell’Ultima Cena è diventata così, per moltissime persone, la presunta Maddalena nascosta da Leonardo. Il dipinto di Martino da Gavardo racconta invece qualcosa di molto concreto.
Mostra come un pittore del primo Cinquecento potesse rappresentare proprio San Giovanni con quell’aspetto e, soprattutto, identifica senza ambiguità il personaggio attraverso una scritta.

Chi era Martino da Gavardo?
Il pittore è una figura importante, anche se oggi poco conosciuta dal grande pubblico. Gli studi di Sandro Guerrini hanno permesso di chiarire la sua identità: Martino da Gavardo e Martino Martinazzoli di Anfo, autore della Madonna in trono con il Bambino conservata nella canonica di Salò, sono in realtà la stessa persona.
I documenti notarili permettono di seguirne la presenza a Gavardo almeno dal 1507, quando acquistò una casa in contrada delle Fratte.
Nel territorio lasciò diverse testimonianze della propria attività. Tra queste, un affresco nella chiesa di San Rocco con la Madonna con il Bambino e i santi Rocco e Sebastiano, datato 1520. La sua attività si estese anche verso Salò e la Valsabbia. Il Polittico di Bagolino, datato 1514, rappresenta uno dei punti fermi per ricostruirne il percorso artistico, mentre altre opere permettono di seguire i rapporti con la pittura bresciana del primo Cinquecento.

Secondo Guerrini, Martino ebbe un ruolo importante nella diffusione della cultura peruginesca e raffaellesca nel territorio bresciano. La sua pittura, delicata ed elegante, contribuì a quel clima artistico nel quale si sviluppò anche l’opera di altri protagonisti della pittura bresciana.
E proprio all’interno di questo percorso va collocata la tavola con San Giovanni oggi nella Pinacoteca Tosio Martinengo.

Ma Maria Maddalena resta una figura straordinaria
Dimostrare che la figura dell’Ultima Cena è Giovanni non significa affatto ridimensionare Maria Maddalena. Al contrario. La sua vera storia è forse molto più affascinante di quella costruita dal romanzo. Nei Vangeli Maria di Magdala è una presenza fondamentale accanto a Gesù e una delle prime testimoni della Resurrezione. Nei secoli, però, la sua identità è stata sovrapposta a quella di altre figure femminili del Nuovo Testamento. La tradizione occidentale ha così costruito l’immagine della Maddalena penitente, destinata a diventare una delle figure più potenti e ambigue della storia dell’arte.

I capelli sciolti, il vaso degli unguenti, il teschio, le lacrime, la solitudine e la penitenza diventano attributi attraverso i quali pittori di epoche diverse raccontano peccato, desiderio, conversione e redenzione.

È questa la vera Maddalena che l’arte europea ha continuato a interrogare per secoli. E forse è proprio qui che il Codice da Vinci incontra davvero la storia dell’arte. Il romanzo ha invitato milioni di persone a cercare un messaggio nascosto nei dipinti di Leonardo. Ma per capire quei dipinti bisogna anche conoscere le immagini, le convenzioni e i simboli con cui gli artisti del tempo parlavano al loro pubblico.
A volte la soluzione di un enigma non è nascosta sotto una piramide del Louvre. È scritta, nero su bianco, alla base di un dipinto del Cinquecento conservato a Brescia. E quel nome è Giovanni.
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alda luisa corsini

Onde evitare disguidi e incomprensioni, sottolineo che trovo il film Il Codice da Vinci una suprema ed eretica sciocchezza. Prendete quindi solo i dati che si riferiscono alle iconografie di Maria Maddalena e San Giovanni.

Il film è una grande blasfemia. Cristo è stato offeso in modo gravissimo e, quel che è peggio, non ci sono state riparazioni sufficienti ed adeguate.

Ok ma... per favore parliamo degli errori nella interpretazione della iconografia di San Giovanni scambiato spesso per la Maddalena. 🙏